5 settembre 2016

Usa e Cina ratificano l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici

Stati Uniti e Cina hanno ratificato ufficialmente l’accordo di Parigi sul clima durante la riunione del G20 a Hangzhou. Un passo importante per entrambi dal punto di vista della diplomazia: il presidente Usa Barack Obama, alla sua ultima tournée in Asia prima di lasciare la Casa Bianca, ha messo il sigillo su un accordo che vuole presentare come il suo maggior lascito, mentre il presidente cinese Xi Jingping ha colto l’occasione per rilanciare l’immagine del suo paese come leader globale. Strategie a parte, si tratta di un passo in avanti significativo per la lotta ai cambiamenti climatici perché apre alla possibilità di vedere l’accordo di Parigi in vigore entro la fine dell’anno.

I numeri dell’accordo di Parigi

Il testo approvato nella capitale francese a fine 2015 contiene l’impegno a mantenere il riscaldamento globale«ben al di sotto dei 2 °C» e sollecita sforzi per centrare l’obiettivo di 1,5 °C. Per entrare in vigore è necessario che sia ratificato da non meno di 55 Paesi, i quali devono complessivamente rappresentare non meno del 55% delle emissioni globali di origine antropica. Finora avevano aderito soltanto 23 nazioni, che però rappresentavano appena l’1,08% delle emissioni globali.

Luci e ombre dietro la firma di Usa e Cina

Usa e Cina ratificano l'accordo di Parigi sui cambiamenti climaticiPerciò l’atteso passo di Usa e Cina ha un peso specifico elevato. Washington e Pechino sono i due più grandi inquinatori mondiali e rappresentano rispettivamente circa il 18% e il 20% delle emissioni globali. La speranza dei due leader è che questa decisione sia di esempio e spinga altri paesi a ratificare in breve tempo l’accordo.

Resta da vedere se ciascun paese firmatario riuscirà poi a rispettare gli impegni presi: cosa non scontata, dato che le politiche e i dati attuali rendono lecito lo scetticismo e, soprattutto, l’accordo di Parigi non è e non sarà vincolante per i membri.

Secondo una recente ricerca, le attuali politiche ambientali approvate dagli stati sono del tutto insufficienti: alla prova dei fatti, l’obiettivo di trattenere l’aumento delle temperature globali ben al di sotto dei 2°C è a rischio, mentre quello ancora più ambizioso degli 1,5°C è letteralmente impossibile.

I grandi assenti

Tra i grandi assenti figurano non solo la Russia (7,5% delle emissioni) o l’India (4,1%), ma anche buona parte dei paesi in via di sviluppo, restii più degli altri a limitare il loro potenziale di crescita per impegnarsi in una vera transizione. Il patto sottoscritto a Parigi si basa sul principio della responsabilità comune ma differenziata: ai paesi in via di sviluppo (in particolare India e Cina) è concesso di procedere con maggiore calma, a causa della loro più recente industrializzazione. In questo momento quindi l’attenzione è tutta puntata sull’India, che potrebbe aggiungere la sua firma dietro quella dell’altro gigante asiatico.

Grande assente per il momento è anche l’Europa, impelagata tra mancanza di volontà politica e malumori dei parlamenti nazionali. L’Ue pesa per il 12% sulle emissioni globali, ma si unirà a Cina e Usa soltanto dopo che ciascuno stato membro avrà ratificato l’accordo di Parigi per sé. Per ora hanno risposto all’appello solo Francia e Ungheria.

 

Fonte: Rinnovabili.it