22 settembre 2017

Nuovo record negativo per il ghiaccio Artico

Durante l’estate, la superficie ghiacciata dell’Artico è scesa a 4,64 milioni di kmq. Diversamente dai record precedenti, non si è verificato nessun evento insolitoghiaccio

La riduzione del ghiaccio Artico è ormai un fenomeno strutturale

Da quando i satelliti della NASA hanno iniziato a monitorare l’estensione dei ghiacci in Artico, nel lontano 1978, si sono registrati soltanto altri tre momenti in cui la superficie è stata così ridotta. Le misurazioni, elaborate dal Centro nazionale per l’analisi dei ghiacci, il Nsidc (NASA-supported National Snow and Ice Data Center) dell’università del Colorado, non lasciano dubbi. L’estate 2017 ha visto restringersi l’area coperta dalla crosta bianca fino a 4,64 milioni di km quadrati, il quarto record negativo. Per dare un senso a questo dato, occorre metterlo in prospettiva: siamo quasi 1,6 milioni di kmq al di sotto della media degli ultimi 20 anni.

Di norma le zone ghiacciate dei poli raggiungono l’estensione massima durante l’inverno, per poi gradualmente ridursi nella stagione estiva. «La quantità di ghiaccio che rimane alla fine dell’estate in un determinato anno dipende dallo stato della copertura all’inizio dell’anno, ma anche dalle condizioni meteorologiche», spiega Claire Parkinson, ricercatrice del Goddard Space Flight Center della NASA. Parkinson ha affermato che la riduzione di quest’anno è ancora più allarmante perché quest’estate nella zona non si è registrato alcun fattore che avrebbe potuto accelerare la fusione. Una differenza sostanziale rispetto alle tre estati 2012, 2016 e 2007 in cui sono stati raggiunti gli altri record negativi (il peggiore, quello del 2012, ha visto la calotta polare ridursi fino a  3,41 milioni di chilometri quadrati). Tutte le altre volte, infatti, vi sono stati sempre eventi climatici insoliti, come forti tempeste estive che hanno distrutto il mantello di ghiaccio. Il 2017 resterà negli archivi perché può essere la fotografia di una dinamica ormai strutturale, indipendente da fattori diversi dal riscaldamento globale. E forse inarrestabile. I ricercatori NASA non escludono nemmeno la possibilità che la copertura possa continuare a diminuire nel mese di settembre, a causa di cambiamenti improvvisi nelle correnti ventose.

Fonte: Rinnovabili.it