11 luglio 2016

Il Portogallo – campione d’Europa, alimentato per 4 giorni solo da energie rinnovabili

Sembrano casi eccezionali, ma quel che succede in Germania e Portogallo è solo l’inizio di un percorso che sta arrivando al traguardo: l’autosufficienza (e l’export) da fonti pulite. Solo l’Italia pare aver perso slancio.

Più di una bella favola, le notizie degli ultimi giorni sul fronte delle energie rinnovabili danno quasi la certezza che presto potremmo dire addio ai combustibili fossili e alle morti ad essi associate. La Germania il 15 maggio è stata autosufficiente dal punto di vista energetico: è vero, era domenica e il consumo ridotto, e la giornata era soleggiata e ventosa, ma solare, idroelettrico e biomasse hanno garantito l’87% del fabbisogno totale di un Paese enorme e dalla vivace economia. Ieri l’annuncio del Portogallo: per ben 4 giorni, come è emerso dalle analisi dei dati, il Paese ha raggiunto un traguardo storico non solo simbolico (come resta quello tedesco, che ha avuto un saldo negativo dei prezzi, e ha dunque pagato gli utenti per usare energia, solo per pochi minuti). La magia è durata nel Paese iberico ben 107 ore consecutive. Qualcosa di simile era già successa l’anno scorso in Danimarca. Ma il potenziale portoghese è immenso, ed è considerato una miniera d’oro per l’intera Europa.

Il 100% di energia da fonti pulite in Portogallo è qualcosa di straordinario se pensiamo che, i dati nazionali, parlavano ad esempio di una copertura generata dal vento ferma al 7,5% nel 2013 e giunta al 22 quest’anno. Tutte le energie rinnovabili garantiscono sempre, oggi, circa la metà del fabbisogno nazionale, nonostante i tagli agli incentivi decisi nel 2012.

Ma appunto il Portogallo non è solo: solo il vento dà oggi la metà dell’energia che serve alla Danimarca, il 20% alla Spagna, l’11 al Regno Unito: l’Italia è colpevolmente ferma su questo punto, conobiettivi davvero modesti per l’eolico. Se anche da noi le cose, tutto sommato, vanno bene, con 39 Comuni autosufficienti da questo punto di vista, la politica sembra essersi assopita.

Siamo il primo Paese al mondo per produzione da solare rispetto ai consumi elettrici, è vero, ma nei fatti il sole copre solo l’8,1% del fabbisogno. Siamo migliorati – nel 2015 le rinnovabili hanno garantito il 35,5% dei consumi elettrici e il 17% di quelli complessivi, che nel 2005 erano a 15% e a 5,3% – ma negli ultimi anni gli investimenti italiani si sono molto ridotti e l’anno scorso c’è stato il primo calo nella produzione dopo 10 anni, dovuto soprattutto alla riduzione del contributo dell’idroelettrico. Diminuite anche le nuove installazioni: terminato conto energia, il fotovoltaico si è ridotto notevolmente per numero di nuovi impianti (930 Mw installati a fronte dei 13.194 Mw del 2011-2012).

In altre parole, il 2015 ha visto in Italia installazioni inferiori a un quinto di quelle realizzate in Germania e un decimo di quelle inglesi. Per l’eolico, nel 2015 sono stati installati 474 Mw di eolico contro una media di 770 negli anni passati.

Eppure i vantaggi sono ben noti. Uno studio realizzato da Assorinnovabili ha recentemente mostrato che eolico e fotovoltaico hanno avuto un effetto sulla Borsa elettrica che ha garantito in 3 anni un risparmio di 7,3 miliardi di euro. L’energia pulita italiana – sebbene modesta – ci ha risparmiato dal 1990 quasi il 20% di emissioni di anidride carbonica , e ha contribuito a tenere più basso il costo dell’energia elettrica.

L’unica speranza è che i passi da gigante compiuti dagli altri, non solo nel Nord Europa, ma anche appunto in Spagna e Portogallo, faccia da sprone per l’Italia, un Paese dal potenziale enorme ma che sembra essersi assopito sull’argomento.

 

Fonte: Wired.it