8 luglio 2016

Inquinamento luminoso: per ¾ degli italiani un cielo senza stelle

Nasce il primo atlante mondiale dell’inquinamento luminoso. E rivela: oltre un terzo dell’umanità non è in grado di vedere la Via Lattea a causa di un cielo “artificiale”.

Alzare gli occhi al cielo, di notte, ed essere in grado di scorgere solo la Luna e una manciata di stelle. E’ quello che accade oggi ad oltre l’80% della popolazione mondiale accecata da un inquinamento luminoso sempre più soffocante. Riuscire a distinguere le costellazioni più celebri ma anche semplicemente gli astri più brillanti come Sirio o Canopo, è un’impresa quasi impossibile per chi vive in Italia o a Singapore.

A infonderci consapevolezza su quello che ci stiamo lentamente perdendo è un nuovo Atlante mondiale, prodotto dalla collaborazione tra scienziati italiani e americani. Primo nel suo genere per completezza di informazioni, l’Atlante mostra la diffusione dei nostri cieli di luci artificiali, dove i livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno sono stati completamente falsati dall’illuminazione elettrica.

“Abbiamo intere generazioni di persone negli Stati Uniti che non hanno mai visto la Via Lattea”, spiegano gli autori. “Una grande parte della nostra connessione con il cosmo è andata persa”.

Nel dettaglio la scia luminosa della Via Lattea è nascosta agli occhi di più di un terzo dell’umanità, tra cui il 60% degli europei e quasi l’80% dei nordamericani.

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40 cervelli elettronici a lavoro sull’inquinamento luminoso

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, è stata condotta da un gruppo internazionale di scienziati coordinato dall’Istituto italiano di Scienza e Tecnologia dell’inquinamento luminoso (Istil) e in collaborazione con l’Agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani (Noaa), l’ente americano dei parchi nazionali, il centro tedesco di ricerca geologica (Gfz) e l’università israeliana di Haifa.

“È sorprendente come in pochi decenni di sviluppo dell’illuminazione abbiamo avvolto la maggior parte dell’umanità in una cortina di luce che ci nasconde la vista della più grande meraviglia della natura: l’universo stesso”

ha detto Fabio Falchi, ricercatore all’ISTIL e capo della ricerca.

Per realizzare l’indagine sono stati raccolti i dati dal satellite Suomi Npp di Nasa e Noaa, rielaborandoli in una quarantina di computer grazie ad un software, creato ad hoc, che ha calcolato la propagazione della luce in atmosfera.

Le informazioni sono state incrociate con una serie di osservazioni da terra: oltre 30 mila misure di brillanza effettuate sia da parte di comuni cittadini, come coloro che hanno raccolto dati con la app “Loss of the night”, che da astronomi professionisti, operando esclusivamente su base volontaria.

“I citizen scientists hanno fornito circa il 20 percento dei dati totali utilizzati per la calibrazione, e senza di loro non avremmo avuto dati di calibrazione per i paesi al di fuori dell’Europa e del Nord America”,

aggiunge Christopher Kyba, del GFZ, coautore dello studio.

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