14 aprile 2016

Belgio abbandona energia da carbone

Il Belgio ha abbandonato l’energia prodotta dal carbone, il settimo Paese Ue a fare questa scelta. L’ultimo pezzo l’ha bruciato lo scorso 30 marzo l’impianto di Langerlo, vicino Genk, segnando la fine di un’epoca. Nel secondo dopoguerra, questo Paese è stato la meta di 140mila lavoratori italiani, in virtu’ di un accordo: l’Italia inviava duemila minatori a settimana e il Belgio in cambio forniva 200 chili di carbone al giorno a emigrato. Il simbolo di quell’emigrazione per gli italiani è Marcinelle, dove ogni anno si ricorda la tragedia dell’8 agosto 1956, quando furono 136 i connazionali a trovare la morte nella miniera del Bois du Cazier. Da allora il Belgio ha preso altre strade, soprattutto quella del nucleare, che ancora provvede a quasi la metà della domanda di energia.

Gli impianti a carbone, che nel ’94 rispondevano al 27% dei consumi del Paese, negli anni ’90 hanno cominciato a chiudere, uno dopo l’altro. La centrale di Langerlo ora dovrebbe riconvertirsi a biomassa, confermando una tendenza comune nell’Unione europea, che nel 2015 ha prodotto circa un terzo della sua elettricità da fonti rinnovabili. Il Belgio è il settimo Paese dell’Ue che mette da parte il carbone, dopo Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta. Il Portogallo dovrebbe dare lo stop nel 2020, Gran Bretagna e Austria nel 2025, la Finlandia un pò più in là. “La fine dell’uso dell’energia prodotta dal carbone segna un passo significativo nella inevitabile transizione che abbandona i carburanti fossili” ha commentato Joanna Flisowska dell’organizzazione ambientalista CAN Europe.

“Il Belgio che si libera dal carbone è l’ennesima prova che i giorni d’oro di questa industria sono finiti” ha aggiunto Flisowska. Nonostante la crescita delle rinnovabili però, il fronte del carbone in Europa resiste. Il 40% della corrente prodotta in Germania arriva ancora da questo vecchio combustibile fossile, l’85% in Polonia. Seguono Repubblica Ceca e Gran Bretagna.

Secondo lo studio condotto dall’Oeko Institut, la produzione di energia elettrica da lignite e carbone pesante nell’Ue dal 2010 al 2015 è rimasta pressoché invariata, pesando su circa tre quarti delle emissioni di gas serra del settore. Negli ultimi cinque anni in Europa, rilevano gli esperti tedeschi, nella produzione di corrente a scendere è stato più l’uso del gas, di oltre un terzo, che non quello del carbone. “La produzione di elettricità generata dal carbone negli ultimi cinque anni – ha spiegato David Ritter, autore leader dello studio dell’Oeko Institut – fondamentalmente non è cambiata. Esistono però delle differenze fra gli Stati membri: quasi la metà della produzione di elettricità da lignite è in Germania, mentre Gran Bretagna, Germania e Polonia insieme generano oltre la metà di quella generata da carbone pesante in Europa”. La conclusione è che “se questi Paesi producessero meno energia elettrica da fonti fossili, ci sarebbe un impatto sostanziale sul bilancio Ue dei gas serra” ha affermato Ritter.

L’Italia è l’unico Paese in Europa che, pur non facendo ricorso al nucleare, ha una quota di utilizzo di carbone estremamente bassa.

La torta della produzione di energia elettrica italiana è infatti unica in Europa: se la media vede generalmente una quota pari al 60-70% circa generata da un mix variabile di carbone e nucleare, in Italia la fa da padrone il gas: nel 2013 la produzione di energia elettrica proviene per il 50% da gas naturale, per l’8% da olio combustibile, per il 12% dal carbone, per il 30% da rinnovabili.

Fonte: ANSA